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I magnifici 7 capolavori della letteratura russa: La figlia del capitano-I racconti degli arabeschi-Il naso-Il cappotto-Un nido di nobili-Le notti ... cane-I racconti della Kolyma. Ediz. integrale

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Sette giganti, interpreti e testimoni della storia del loro grande Paese. Seguendo le vicende del contrastato amore tra Pëtr Grinév e Masa Mironova, sullo sfondo di una Russia attraversata dalla rivolta dei cosacchi, Puskin porta a compimento la propria tormentosa interrogazione sul potere russo iniziata con la tragedia "Boris Godunov". La vena ironica e surreale è invece più congeniale a Gogol', la cui straordinaria capacità inventiva dà vita a un universo vario e multiforme di personaggi gretti e meschini o di ingenui manipolati cinicamente, protagonisti di vicende al limite del nonsenso, narrate con stile originale, come in questi "Racconti degli arabeschi" e soprattutto ne "Il naso" e ne "Il cappotto". Con Turgenev e il suo "Nido di nobili" entriamo in quel periodo della storia russa in cui cominciavano a germogliare i semi di grandi stravolgimenti sociali e filosofici. "Le notti bianche" di Dostoevskij si situa nel periodo definito "romantico" dello scrittore, uno dei più grandi di tutti i tempi; il suo eroe è qui il sognatore, nella cui piatta esistenza piomba per un breve attimo la giovane Nasten'ka, simbolo del pulsare delle emozioni. Anche "Anna Karenina", l'eroina dell'omonimo romanzo di Tolstoj, è alla ricerca delle emozioni potenti che rendono la vita degna di essere vissuta, e che lei ha perduto nella piattezza quotidiana di un matrimonio senza amore né passione. Una splendida figura di donna che non possiamo fare a meno di amare. Protagonista del racconto di Bulgakov è invece un cane sottoposto a un trapianto di organi umani: attraverso il paradosso e l'assurdo esplode, con scrittura graffiante e ironica fantasia, tutta la godibilissima capacità di satira sociale di uno scrittore le cui opere furono vietate in patria durante il periodo staliniano. Non la censura, ma addirittura l'internamento in un lager fu il prezzo pagato da Varlam Salamov alla dittatura staliniana: degli anni trascorsi come "traditore del popolo" in quell'immenso «crematorio bianco» che è la Kolyma, estremo Nord-est siberiano, lo scrittore ci ha lasciato una commovente testimonianza nei suoi celebri "Racconti della Kolyma".

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